Università di Catania • Corso Prof. Barbarino

I Malavoglia

Esegesi puntuale del Capitolo III

Codifica: Alessandro Zingale & Andrea Modica
Legenda:
Termini difficili (Grigio)
Sintagmi (Verde)
Espressioni fraseologiche (Blu)
Proverbi (Nero)

Dopo la mezzanotte il vento s'era messo a fare il diavolo, come se sul tetto ci fossero tutti i gatti del paese, e a scuotere le imposte. Il mare si udiva muggire attorno ai fariglioni che pareva ci fossero riuniti i buoi della fiera di Sant'Alfio, e il giorno era apparso nero peggio dell'anima di Giuda. Insomma una brutta domenica di settembre, di quel settembre traditore che vi lascia andare un colpo di mare fra capo e collo, come una schioppettata fra i fichidindia. Le barche del villaggio erano tirate sulla spiaggia, e bene ammarrate alle grosse pietre sotto il lavatoio; perciò i monelli si divertivano a vociare e fischiare quando si vedeva passare in lontananza qualche vela sbrindellata, in mezzo al vento e alla nebbia, che pareva ci avesse il diavolo in poppa; le donne invece si facevano la croce, quasi vedessero cogli occhi la povera gente che vi era dentro.

Maruzza la Longa non diceva nulla, com'era giusto, ma non poteva star ferma un momento... Gli uomini erano all'osteria, e nella bottega di Pizzuto, o sotto la tettoia del beccaio, a veder piovere... Sulla riva c'era soltanto padron 'Ntoni... Padron Fortunato Cipolla, mentre gli facevano la barba, nella bottega di Pizzuto, diceva che non avrebbe dato due baiocchi di Bastianazzo e di Menico della Locca, colla Provvidenza e il carico dei lupini.

- Adesso tutti vogliono fare i negozianti, per arricchire! diceva stringendosi nelle spalle; e poi quando hanno perso la mula vanno cercando la cavezza.

Nella bettola di suor Mariangela la Santuzza c'era folla: quell'ubbriacone di Rocco Spatu... compare Tino Piedipapera, mastro Turi Zuppiddu... Quell'elefante di mastro Turi Zuppiddu andava distribuendo per ischerzo agli amici dei pugni che avrebbero accoppato un bue... Tra tutte e due, padre e figlia, disse compare Turi Zuppiddu, devono buscarne dei bei soldi, con una giornata come questa...

...Vanni Pizzuto col rasoio in aria, teneva pel naso quelli a cui faceva la barba... e lo speziale se ne stava sull'uscio della bottega... fingendo aver discorsi grossi con don Silvestro...

- Oggi, andava dicendo Piedipapera, padron 'Ntoni vuol fare il protestante come don Franco lo speziale.

La Santuzza, all'ultimo tocco di campana, aveva affidata l'osteria a suo padre... ché gli avventori li conosceva tutti ad uno ad uno...

La Zuppidda, lì vicino, abburattava avemarie... - «Chi fa l'oste deve far buon viso a tutti», rispose la Zuppidda...

- Per me, rispose la Vespa, gliel'ho detto a don Giammaria, che non voglio più starci fra le Figlie di Maria se ci lasciano la Santuzza per superiora... - Va a vedere se la paranza è bene ammarrata...

- Volete che ve la dica? saltò su la Vespa; la vera disgrazia è toccata allo zio Crocifisso che ha dato i lupini a credenza. «Chi fa credenza senza pegno, perde l'amico la roba e l'ingegno».

...Al giorno d'oggi, disse padron Cipolla... nessuno è contento del suo stato e vuol pigliare il cielo a pugni.

La sera scese triste e fredda; di tanto in tanto soffiava un buffo di tramontana, e faceva piovere una spruzzatina d'acqua fina e cheta... il mare nero come la sciara, senza dir altro.

- Padron 'Ntoni è andato tutto il giorno di qua e di là, come avesse il male della tarantola... Lo zio Crocifisso è andato... per fargli confessare davanti a testimoni che i lupini glieli aveva dati a credenza...

- Bravo! questo dicevamo, che se non torna tuo fratello Menico tu resti il barone della casa.

...Come la videro da lontano, comare Piedipapera e la cugina Anna le vennero incontro, colle mani sul ventre, senza dir nulla. Allora ella si cacciò le unghie nei capelli con uno strido disperato e corse a rintanarsi in casa.

Apparato Critico ed Esegetico

1. Termini difficili
Muggire ↑ Torna
di buoi ecc., emettere muggiti.
Rif: De Mauro
Ammarrare ↑ Torna
(o amarrare) v. tr. [dal fr. amarrer, di origine oland.]. – Ormeggiare (una nave); è un francesismo che, nel linguaggio tecn. della marina, è ormai quasi totalmente abbandonato.
Rif: Treccani
Sbrindellare ↑ Torna
lacerata, ridotta a brandelli dal vento impetuoso. L'immagine sottolinea la violenza della tempesta e la fragilità dell'imbarcazione.
Rif: De Mauro
Beccaio ↑ Torna
Termine regionale(centro meridionale) per indicare il mestiere del macellaio.
Rif: De Mauro
Baiocco ↑ Torna
Antica moneta di poco valore. Nel testo, Padron Cipolla la usa in senso figurato per dire cinicamente che non scommetterebbe un soldo sulla sopravvivenza di Bastianazzo e Menico in mare.
Rif: De Mauro
Bettola ↑ Torna
parola comune. Osteria di infimo rango e mal frequentata.
Rif: De Mauro
Accoppare ↑ Torna
uccidere in modo brutale. Si intende la forza violenta dei pugni che Mastro Turi Zuppiddu distribuisce per scherzo.
Rif: De Mauro
Buscare ↑ Torna
Parola poco usata. Procacciarsi, cercare, viene usato con malizia per insinuare che la Santuzza e suo padre stiano facendo ottimi affari grazie alla folla rifugiatasi all'osteria per la pioggia.
Rif: De Mauro
Speziale ↑ Torna
termine popolare a basso uso. Farmacista, droghiere.
Rif: De Mauro
Avventore ↑ Torna
termine comune. Cliente di un negozio, frequentatore di un locale pubblico.
Rif: De Mauro
Abburattare ↑ Torna
il modo in cui la Zuppidda recitava le preghiere, in modo meccanico, precipitoso e agitato, simile al setaccio per far scendere la farina.
Rif: De Mauro
Paranza ↑ Torna
Termine specialistico marinaresco. Imbarcazione da pesca attrezzata con albero a vela latina, fiocco e bompresso. Si intende la "Provvidenza", l'imbarcazione utilizzata da Bastianazzo e Menico.
Rif: De Mauro
Buffo ↑ Torna
termine comune. Soffio di vento, folata.
Rif: De Mauro
Tramontana ↑ Torna
termine comune. Vento freddo e secco che spira da nord.
Rif: De Mauro
Cheto ↑ Torna
Aggettivo usato per descrivere la pioggia "fina e cheta" (tranquilla, silenziosa) che cade la sera, in contrasto con l'agitazione dei protagonisti.
Rif: De Mauro
Sciara ↑ Torna
Termine regionale (Siciliano). Accumulo di detriti vulcanici solidificati che si depositano ai lati della strada o sulla superficie di una colata lavica.
Rif: De Mauro
Credenza ↑ Torna
"credito" o debito. I lupini sono stati presi "a credenza" dallo Zio Crocifisso, e se la barca affonda, il debito distruggerà la famiglia.
Rif: De Mauro
2. Sintagmi
Nero come l'anima di Giuda ↑ Torna
Espressione metaforica che indica un'oscurità assoluta e sinistra, legata all'idea di tradimento. "Nero come l'anima di Giuda (Cecco). Verga descrive l'oscurità del giorno tempestoso, legandosi tematicamente al "settembre traditore".
Rif: Cecco; De Mauro
Colpo di mare ↑ Torna
Si indica l'urto improvviso e violento dei flutti agitati; in siciliano corrisponde a "corpu di mari". Nel testo descrive la pericolosità delle mareggiate improvvise che possono colpire i pescatori.
Rif: Cecco
Diavolo in poppa ↑ Torna
Navigare con vento favorevole: al figurato, avere fortuna. Tuttavia nel contesto marinaresco, può indicare anche una spinta violenta e incontrollabile del vento. Si riferisce alle barche con vele "sbrindellate", che passano in lontananza in mezzo alla tempesta.
Rif: Macaluso Storaci
Tenere pel naso ↑ Torna
Menare pel naso (Cecco). Aggirare qualcuno a proprio piacimento o burlarsene. Nel testo si descrive l'atto di Vanni Pizzuto che, distratto a guardare chi passa, tiene fisicamente e metaforicamente per il naso i clienti mentre fa loro la barba.
Rif: Cecco
Barone della casa ↑ Torna
Lu primu figghiu è baruni (Pitrè, Cecco). Espressione idiomatica per indicare il primogenito che eredita il comando. Nel testo viene usato con "greve ironia" dagli avventori dell'osteria al figlio della Locca, suggerendogli che se il fratello Menico dovesse morire in mare, lui diventerebbe il "padrone di casa".
Rif: Pitrè
Mani sul ventre ↑ Torna
Gesto ancestrale che simboleggia la solidarietà materna e comunica silenziosamente e "senza dir nulla" (Verga 1881) l'annuncio di un lutto. Nel testo verga utilizza questa espressione quando Maruzza viene accolta dalle vicine con questo gesto (colle mani sul ventre) per farle capire che Bastianazzo è morto.
Rif: Cecco
Unghie nei capelli ↑ Torna
Cacciarsi le mani nei capelli (Cecco). Espressione fisica e idiomatica della disperazione più profonda e improvvisa. Nel testo descrive la reazione violenta di Maruzza nel momento in cui realizza la tragedia del naufragio.
Rif: Cecco
3. Espressioni fraseologiche o formulari
Fare il diavolo ↑ Torna
Vale "imperversare", o agitarsi, (De Mauro). Viene utilizzato da Verga per descrivere la furia del vento dopo la mezzanotte.
Rif: De Mauro
Fare il protestante ↑ Torna
Nel contesto siciliano dell'epoca "Fare il protestante" (Cecco) significava comportarsi da miscredente o non rispettare le pratiche religiose. Nel testo, Piedipapera accusa Padron 'Ntoni di fare il protestante perché non è andato in chiesa, essendo angustiato per il carico in mare.
Rif: Cecco
Figlie di Maria ↑ Torna
Associazione devozionale femminile.
Male della tarantola ↑ Torna
Male della tarantola (Cecco). Per tarantola si intende agitazione e irrequietezza, simile alla reazione alla visione di un ragno o al suo morso. Nel testo Verga utilizza il termine legandolo all'angosciato Padron 'Ntoni sulla riva in attesa della barca.
Rif: Cecco
Pigliare il cielo a pugni ↑ Torna
Nun si pò pigghiari lu celu a pugna (Pitrè). Si intende tentare l'impossibile o ribellarsi inutilmente contro il destino. Padron Cipolla usa questa espressione per ribadire che Padron 'Ntoni ha sbagliato a voler cambiare mestiere per arricchirsi, sfidando l'ordine naturale delle cose.
Rif: Pitrè
4. Proverbi
Quando hanno perso la mula... ↑ Torna al testo

L’espressione non è inclusa esplicitamente nella Lista dei proverbi di Verga ricavata dal Pitrè e riportata in appendice, ma rappresenta una variante agricola e popolare del più noto «Serra la stalla quando son fuggiti i buoi» (Pitrè, II, 45). Il termine «cavezza» corrisponde alla voce siciliana capizza, ovvero la fune o il cuoio con cui si tiene legato l’animale alla mangiatoia.

Nel contesto narrativo del capitolo III, la frase viene pronunciata da Padron Fortunato Cipolla nella bottega di Pizzuto, mentre gli stanno facendo la barba. Il personaggio, descritto da Spitzer come colui che «sputasentenze» nel villaggio, utilizza questa massima per criticare l’ambizione dei Malavoglia, colpevoli di aver tentato di «fare i negozianti per arricchire» invece di limitarsi alla pesca. Attraverso il proverbio, Cipolla de-individualizza la tragedia della Provvidenza, trasformando la sventura di Padron 'Ntoni in una colpa derivante dall'aver abbandonato il proprio stato sociale; cercare rimedio (la cavezza) quando il danno (la perdita della mula) è ormai avvenuto è, nella spietata logica del coro del villaggio, l'atto finale della stoltezza di chi ha voluto sfidare il destino.

Riferimenti: Pitrè; Spitzer 1956
Chi fa l'oste deve far buon viso... ↑ Torna al testo

«Cui havi putia havi a fari facci a tutti» (Cecco 2014), ed è riportato dall'autore nella Lista dei proverbi, nella sezione Osteria (Verga 2014: 373), secondo la forma toscana che occorre nel capitolo III. Chi gestisce un'attività commerciale è obbligato per interesse a mostrarsi cortese con ogni cliente.

Nel contesto narrativo, l'affermazione è impiegata dalla Zuppidda per rispondere con malizia alla Santuzza durante la messa in chiesa: la Zuppidda usa il proverbio per giustificare il proprio pettegolezzo, suggerendo che l'atteggiamento devoto e accogliente dell'ostessa sia solo una maschera dettata dal mestiere per coprire i suoi peccati, come la relazione con massaro Filippo.

Secondo l'analisi di Leo Spitzer, l'uso di questo proverbio da parte della Zuppidda rappresenta una «citazione del coro» che serve a filtrare la narrazione attraverso il pensiero collettivo e i pregiudizi del villaggio, de-individualizzando il giudizio del narratore.

Riferimenti: Pitrè; Spitzer 1956; Verga 2014
Chi fa credenza senza pegno... ↑ Torna al testo

«Cui fa cridenza senza aviri pignu, perdi l’amicu, la robba e lu gnegnu», (Pitrè, II, 44-45). Verga lo riporta nella sua Lista dei proverbi, nella sezione Debito (Verga 2014: 373), adattandolo alla forma toscana che occorre nel testo del romanzo.

Nel contesto narrativo del terzo capitolo, l’affermazione viene pronunciata dalla Vespa per commentare con malizioso cinismo l'affare dei lupini. Mentre il villaggio è scosso dalla tempesta che ha colpito la Provvidenza, la Vespa utilizza il proverbio per spostare l'attenzione dalla tragedia umana dei Malavoglia (che hanno perso Bastianazzo) alla "sventura" economica dello zio Crocifisso: ella sostiene infatti che la vera disgrazia sia del vecchio usuraio, colpevole di aver dato il carico "a credenza" senza garanzie.

Secondo l'analisi di Spitzer, l'uso di questa massima rientra nella tecnica della «pseudo-oggettività»: Verga non giudica direttamente l'avarizia dei suoi personaggi, ma lascia che sia il "coro" degli abitanti di Trezza a parlare attraverso sentenze popolari che cristallizzano la realtà in leggi economiche spietate e universali. In questo modo, il dolore individuale viene filtrato e quasi annullato dal ritmo del pensiero collettivo del villaggio.

Riferimenti: Pitrè; Verga 2014; Spitzer 1956